Cosa dicono davvero gli studi sul cervello del cane (e cosa vorremmo sentirci dire)
Negli ultimi anni alcune scuole di pensiero – in particolare il cognitivismo zooantropologico e il cognitivismo relazionale – hanno iniziato a usare gli studi di neuroimaging per sostenere che il cane “prova amore”, “prova gelosia” o “prova empatia” proprio come un essere umano. È un’idea affascinante, ma non è ciò che mostrano i dati. Le tecniche come la fMRI non leggono la mente: misurano variazioni del flusso sanguigno nel cervello. Sono strumenti potenti, ma non sono una finestra sui sentimenti.
Cos’è il segnale BOLD e perché non misura le emozioni
Il segnale BOLD è un indicatore indiretto dell’attività cerebrale: quando una zona del cervello lavora di più, riceve più sangue ossigenato. È un po’ come osservare una città dall’alto di notte: vedere più luci ti dice dove c’è attività, non che tipo di attività sia.
La fMRI (functional Magnetic Resonance Imaging) misura variazioni del flusso sanguigno, non l’attività elettrica dei neuroni. Il segnale BOLD (Blood Oxygenation Level Dependent) indica l’aumento di sangue ossigenato in una zona attiva. È un indicatore indiretto: mostra dove avviene qualcosa, non cosa il soggetto stia “provando”.
Cosa mostrano davvero gli studi più citati
1. Cook et al. (2016): “I cani ci amano più del cibo”
Lo studio mostra che il nucleo caudato del cane si attiva molto quando riceve segnali sociali dal proprietario. Ma questo non significa “amore”: significa che il proprietario è una risorsa fondamentale, una base sicura.
In parole semplici: il cane dà priorità a ciò che gli garantisce sicurezza e stabilità. Non è romanticismo: è biologia.
2. Karl et al. (2021): “I cani provano gelosia”
Quando il cane vede il proprietario interagire con un altro cane, si attivano aree cerebrali legate alla valutazione della minaccia. Gli stessi autori parlano di “potential threat to caregiver bonds”, non di gelosia.
In parole semplici: il cane percepisce un possibile competitore per una risorsa importante. È un meccanismo di difesa, non un’emozione complessa come la gelosia umana.
3. Cuaya et al. (2016): “I cani riconoscono le emozioni umane”
Lo studio mostra che il cane distingue diversi tipi di volti umani. Ma distinguere un pattern visivo non significa “capire l’emozione”.
In parole semplici: il cane impara che certi volti prevedono ricompense e altri punizioni. È statistica, non empatia.
Perché queste interpretazioni sono fuorvianti
Attribuire emozioni umane al cane sulla base di attivazioni cerebrali è un salto logico. Il dato neuroscientifico dice:
- dove si attiva il cervello
- quanto si attiva
- in risposta a cosa
Non dice:
- cosa il cane “provi”
- se provi qualcosa di simile a noi
- se abbia esperienze soggettive comparabili alle nostre
Confondere correlati neurali con stati mentali è un errore epistemologico, non un dettaglio.
Allora cosa possiamo dire davvero?
Possiamo dire che il cane:
- è un animale sociale molto sensibile ai segnali umani
- risponde in modo coerente con la sua storia evolutiva
- attribuisce valore al proprietario come risorsa primaria
- valuta minacce, opportunità e pattern visivi in modo adattivo
Quello che non possiamo dire è che provi emozioni umane complesse. Non perché “non le provi”, ma perché i dati non lo dimostrano.
Bibliografia
Cook PF, Prichard A, Spivak M, Berns GS. Awake canine fMRI predicts dogs' preference for praise vs food. Soc Cogn Affect Neurosci. 2016;11(12):1853-1862.
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/27521302/
Karl S, Sladky R, Lamm C, Huber L. Neural Responses of Pet Dogs Witnessing Their Caregiver's Positive Interactions with a Conspecific. Cereb Cortex Commun. 2021;2(3):tgab047.
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/34447934/
Cook P, Prichard A, Spivak M, Berns GS. Jealousy in dogs? Animal Sentience. 2018;3(22).
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Cuaya LV, Hernandez-Perez R, Concha L. Our Faces in the Dog's Brain. PLoS ONE. 2016;11(3):e0149431.
https://doi.org/10.1371/journal.pone.0149431